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Tante piccolissime creature sono costrette a vivere con la propria mamma all’interno di un penitenziario italiano. Ci sono piccoli infanti che crescono circondati da mura, sbarre e forze dell’ordine. Nascono e vivono in un sistema carcerario, devono vivere dietro le sbarre secondo una legge italiana del 1975 che ha lo scopo di salvaguardare il rapporto madre-figlio/a. Questa problematica è stata per molto tempo sotterrata dalle autorità e dall’opinione pubblica. Nessuno ne parla, tutto sembra normale e ciò che spaventa oggi è l’indifferenza ed il silenzio tombale di tutti noi.
Le urla di Luisa Betti, “tiriamo fuori i bambini dal carcere”, sono diventati un’inchiesta andata in onda su Rai News 24 ieri (domenica 7 marzo) alle 23:00. La giornalista, che si occupa spesso di diritti dei minori, ha toccato con mano la realtà di queste piccole creature innocenti che vivono con le loro mamme all’interno del carcere. “Questo lavoro è stato ideato e realizzato come azione concreta volta a sensibilizzare l’opinione pubblica e l’informazione su un tema delicato. All’inizio non è stato semplice, ci guardavano con diffidenza” dice Luisa Betti.
L’inchiesta, “il carcere sotto i tre anni di vita”, parte dal penitenziario di Rebibbia di Roma dove è allestito un nido in grado di ospitare numerosi bambini con le loro mamme. “I bambini trascorrono la giornata tra la stanza dei giochi e il giardino, alcuni frequentano il nido del Comune di Roma, e la sera, intorno alle 19.00, rientrano nelle celle con le mamme dove dormono e rimangono fino al giorno dopo” racconta Luisa Betti che ha visitato il luogo per mesi ed ha raccontato, per volontà delle detenute, la loro quotidianità. La voglia di dire la loro, di potersi esprimere e di voler raccontare le proprie esperienze, le colgo anche io quando entro in contatto con chi non ha possibilità di accedere liberamente all’informazione. Mi capita spesso con migranti detenuti nei Cie, clandestini, clochard, anziani e tutte le altre persone che hanno disagi e soffrono le pressioni e la repressione della maggioranza indifferente di questa società. Sono loro che ti premono a parlare della loro situazione.
Nell’inchiesta di Luisa Betti, emerge che nelle carceri italiane vivono tra i 70 e gli 80 bambini. Secondo la giornalista, sono anni che si tenta il superamento della legge: si cerca di evitare che i piccoli entrino nei penitenziari e vivano come detenuti e nello stesso tempo si vuole che i bambini trascorrano l’infanzia con la propria mamma. ”La legge attuale – dice Luisa Betti - ha alcune possibilità, come la detenzione domiciliare, che però non sempre viene concessa, soprattutto se si tratta di straniere o di rom senza fissa dimora” e continua ricordando che “i bambini sono tutti uguali: cosa ricorderanno di quei tre anni di vita, cosa penseranno di quella madre che torneranno a vedere qualche volta negli anni successivi? E dei compagni di gioco? E di quel cortile recintato?”
La giornalista, nella video – inchiesta, racconta che le donne detenute esibiscono una carenza fisica- psicologica legata soprattutto al senso di colpa verso i loro bambini che rimangono in carcere per un lungo periodo di tempo. “Lo stato psicofisico delle madri spesso si rispecchia nel disorientamento dei figli e anche durante le interviste il senso di umiliazione e vergogna nei confronti di questi bambini si alterna con il forte desiderio di ricominciare una vita nuova dopo il carcere per non riportare i figli dietro le sbarre”. Dal penitenziario di Rebibbia esce fuori che i bambini sono sfuggenti ed hanno un livello di attenzione bassissimo. Non realizzano cosa sia un carcere ma intuiscono che qualcosa non va.
Una donna italiana, detenuta nel carcere romano di Rebibbia insieme alla sua bambina, attraverso la video – inchiesta di Luisa, racconta il forte disagio: “Sono stata arrestata quando la bambina aveva solo cinque mesi. In prigione Chiara ha subito risentito dello spazio chiuso, della mancanza di un ambiente familiare. Ha smesso di sorridere e ha iniziato a piangere in continuazione. È stata male diverse volte, ricoverata in ospedale sempre da sola perché noi mamme detenute non possiamo seguire i nostri piccoli in ospedale. È rimasta muta fino a due anni e mezzo”.
In definitiva la Betti si chiede: è più importante la vita di un bimbo innocente o la pericolosità di queste donne? Queste ultime, hanno reati legati soprattutto al disagio sociale. “Si parla da anni anche di case famiglia gestite dal DAP (ministero della giustizia) fuori dalle mura carcerarie e con guardie senza divisa, ce ne è una solo a Milano”. Dunque, si evita in continuazione il problema del recupero del detenuto, quando dovrebbe essere il punto principale in un sistema democratico. Ma almeno vogliamo dare dignità a queste piccole anime che non hanno nessuna colpa?
Andrea Onori
Uno smisurato e crescente numero di piccoli bambini afghani ha presentato domanda di asilo in Europa. La guerra, che la coalizione NATO sta portando avanti contro i ribelli Talebani, tende a far fuggire tanti piccoli innocenti dalla loro terra e dalla loro famiglia. Le agenzie umanitarie danno l’allarme.
Lo scorso anno più di 6 mila bambini hanno cercato ufficialmente asilo in Europa, con un aumento del 60% secondo i dati dell’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Nel 2008 i bambini che arrivarono in Europa erano più della metà: 3800. Ma questi dati potrebbero essere solo una piccolissima percentuale dei migranti bambini afghani arrivati nelle nazioni europee. L’ONU mette in guardia gli Stati UE perché molti non applicano il diritto internazionale all’asilo o perché, molti bambini, non sanno di avere il diritto ad essere protetti. Questi tendono a fuggire in quanto temono che l’applicazione delle leggi potrebbe condurre alla deportazione.
“Abbiamo anche avuto un bambino che aveva solo sette anni” ha raccontato l’assistente sociale, Paolo Sola, che lavora a un centro per bambini migranti a pochi passi da Venezia. “Ha dormito da noi tre settimane e poi se ne andò. E’ stato molto difficile da accettare, ma non possiamo tenerli qui contro la loro volontà. Possiamo solo consigliare quello che potrebbero fare durante il viaggio. Il dato fondamentale è che loro non credono in noi” ha detto alla BBC. Il centro, ricavato da una caserma in disuso, vede ogni settimana una media di cinque nuovi arrivi dall’Afghanistan.
Allo stesso modo, Maureen MacBrien che, tramite le Nazioni Unite, lavora con gli immigrati a Calais, ha dichiarato: “Il ragazzo più giovane che abbiamo qui ha l’età di nove anni, e da quando ho iniziato a lavorare qui nel mese di settembre ho visto il numero di minori di 18 anni in aumento”.
Il viaggio del bambino afghano in Europa, di solito, inizia in Grecia dopo un pericoloso e lunghissimo viaggio attraversando il Pakistan, l’Iran e la Turchia. Abdullah, che oggi ha 17 anni, ha iniziato il suo viaggio dall’Afghanistan quando ne aveva 11. E’ scappato dal suo Paese insieme a suo papà dopo ripetute minacce da parte della maggioranza di un gruppo tribale.”Se fossi rimasto in Afghanistan, rischiavo seriamente di essere ucciso”, ha spiegato il ragazzo.
Per un po’ di tempo, Abdullah ha lavorato in Iran, per guadagnare i soldi che gli servivano per pagare il continuo del suo lunghissimo percorso. Si è poi trasferito in Turchia, da dove ha camminato verso il territotio greco. “Dalla Grecia, per raggiungere l’Italia, mi sono nascosto tra le ruote di un camion che era in un traghetto” ha raccontato Abdullah. “Per arrivare in Italia e per scendere dal camion, ci sono volute 40 ore, senza cibo e una sola bottiglia d’acqua. E’ stato molto difficile, e io ero molto spaventato.” Nell’ultimo anno, almeno due ragazzi afghani, dei quali uno di solo 13 anni, sono stati uccisi mentre cercavano di compiere lo stesso itinerario.
La mancanza di una politica unitaria dell’UE nel campo delle migrazioni, l’incapacità di proteggere i bambini migranti, l’indifferenza dei membri dei singoli Paesi europei e la xenofobia rende la loro esperienza molto più pericolosa.
Andrea Onori
http://periodicoitaliano.info/2010/03/03/dallafghanistan-alleuropa-anche-i-bambini-afghani-sono-nostri-figli/
1 marzo 2010: SCIOPERO DEI MIGRANTI
[PERIODICO ITALIANO] 1 marzo 2010:immigrati al primo sciopero di Antonella Gilioli
[STEP1] Il bel paese del primo marzo di Luisa Santangelo
[ALBENGA CORSARA] A Savona in Piazza Sisto contro il razzismo di Fabrizio Pinna
[DELTANEWS] Una giornata senza di noi in tutta l’Italia
[MONDORARO] Lo sciopero degli extracomunitari di Francesca eugenia Busdraghi
[BARILIVE] “Siamo tutti clandestini”, sfilano i migranti di Bari di Giampietro Occhiolino
[LA REPUBBLICA] “Settemila bandiere gialle in duomo” di Zita Dazzi
[LA REPUBBLICA] “siamo clandestini ma lavoriamo” di Piero Colaprico
[LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO] In mille sfilano per Bari: “siamo persone”
[IL SECOLO XIX] Cortei gialli in tutta l’Europa
[L’UNITA’] Primo marzo: rivoluzione in giallo
[SETTIMANALE CARTA] Anch’io ero clandestino di Bozidar Stanisic
[CLANDESTINO CARTA] La diretta
[CLANDESTINO CARTA] Primi Marzi, una storia da Verona di Giulio Todescan
[EUROPA QUOTIDIANO] La primavera dell’Italia antirazzista di Aly Baba Faye
2 marzo 2010: Gli immigrati dopo il primo sciopero - Alcune centinaia di migliaia di immigrati, regolari e clandestini, hanno sfilato il 1° marzo in corteo in 60 città - da Milano a Napoli - in occasione del primo sciopero proclamato in Italia. Qualche momento di tensione, com’è accaduto a Padova, ma in generale manifestazioni assolutamente tranquille e, anzi, piene di allegria oltre che di orgoglio e desiderio di battersi per i propri diritti. IL MATTINO
2 marzo 2010: I riaccompagnamenti in Libia di immigrati respinti dall’Italia sono avvenuti ‘’sempre nel quadro di un’assoluta legalita’ nazionale e internazionale” e, in questi casi, ”non e’ stata mai negata dall’Italia la possibilita’ di richiedere asilo politico”. Lo ha affermato questa sera al Senato il Ministro dell’Interno Roberto Maroni intervenuto in Aula nel corso della discussione su alcune mozioni sull’immigrazione.
4 marzo 2010: 90mila badanti nella nostra regione. In prevalenza donne ed ecuadoriane si stimano in 90 mila le “badanti” presenti in Liguria: di queste 40 mila sono lavoratrici con un regolare contratto di lavoro, mentre 46 mila non hanno un contratto “regolare”. LIGURIAOGGI
4 marzo 2010: Era volato giù da un ponteggio in un cantiere abusivo e si era letteralmente spaccato la schiena. Lo avevano caricato su una macchina, portato in una zona isolata della città, abbandonato come si fa con un sacco dei rifiuti. Nel registro degli indagati finiscono i nomi di un dirigente cinquantenne e dei comproprietari della ditta dei lavori, un uomo di 46 anni e l’anziano padre. Vengono tutti accusati di lesioni personali colpose aggravate. CRONACAQUI
5 marzo 2009: Mercato globale e genetica, filiere lunghe e passaggi parassitari. Sfruttamento, schiavismo e mafia. L’economia agricola del Meridione produce pomodori, vini ed arance. Sono i prodotti della dieta mediterranea di cui siamo orgogliosi. Non possiamo però vantarci dei nuovi schiavi, i lavoratori stranieri senza documenti, i cosiddetti clandestini. Lavoratori in condizione servile schiacciati da un lato da leggi razziste, dall’altro da un sistema mafioso ed inefficiente che li opprime, e contro cui si sono già ribellati tre volte. TERRELIBERE
6 marzo 2010: Lo chiamano tutti Costantino, ma il suo nome di battesimo è Costel. Il cognome è più complicato da pronunciare: Zvarici. Candidato numero 21 della lista “Riformisti per Termoli”. E’ arrivato in Italia da clandestino, come tantissimi altri. Ha lavorato a Roma da muratore, come molti altri. Ha scoperto Termoli, «un angolo di paradiso», per caso. PRIMONUMERO
6 marzo 2010: «Il 21 marzo, in occasione della partita Cosenza-Cavese, 20 bambini di etnia rom saranno ospiti dello stadio San Vito, come segno tangibile di solidarietà nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie per la nota vicenda che sta interessando il campo rom cittadino riguardo all’imminente sgombero».
È quanto riferisce una nota del Cosenza Calcio nell’ambito delle iniziative sociali intraprese dalla società sportiva. IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
7 marzo 2010: Un marocchino di 32 anni, ambulante irregolare sul territorio nazionale, è stato truffato da un connazionale e, pur di svelare la truffa, ha denunciato l’accaduto facendosi arrestare e condannare. PRIMOCANALE
7 marzo 2010: Storie di ordinaria follia. Ma storie che capitano ancora. Anzi, una volta chiuso l’ambulatorio per gli irregolari, c’è il rischio che possano accadere più spesso. E così una giovane ragazza africana di 22 anni ha rischiato di morire. Si è procurata un aborto, ma aveva paura a recarsi nella struttura per irregolari aperta al Santa Maria degli Angeli. Aveva paura di essere denunciata perchè non ha più i documenti. IL GAZZETTINO

20 febbraio 2010: Ha scosso la coscienza della città il grande necrologio pubblicato sulla prima pagina della “Nuova Ferrara” dedicato a Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto per il freddo la mattina di San Valentino dopo essere stato per molte ore nudo e ferito ai bordi di una strada senza che nessuno lo soccorresse LA NUOVA FERRARA
Era il 9 settembre quando abbiamo lanciato il grido di aiuto del principe dei poveri, Antonio Trapani. Un cittadino romano di 48 anni che, insieme alla sua mamma malata, chiedeva un legittimo aiuto alle istituzioni. A cinque mesi dal suo messaggio, possiamo dire che Antonio è stato abbandonato dal comune di Roma, dalla regione Lazio e dall’indifferenza generale. Da allora, ha visto sbattersi in faccia molte porte, ma nonostante tutto, è ancora in piedi e lotta per avere i suoi diritti.
Dalle istituzioni è apparso solo un inquietante silenzio, spezzato di tanto in tanto dalle solite menzogne. Se non hai più parole da dire è ovvio, ti restano soltanto tante bugie da raccontare. In questi mesi, Antonio, inciampa sempre sul solito problema: non ha mai incontrato serietà e chiarezza. Ha trovato sempre le solite risposte (bugie a destra e bugie a sinistra), “in particolare sostengono che non ci sono soldi e non possono fare nulla per me e per la mia mamma” dice il principe dei poveri.
Giovedì 18 febbraio 2010, Antonio, si è recato presso l’assistenza sociale, area adulti e ha parlato con un impiegato addetto. “ Per me – dice Antonio - non possono fare nulla, dicono che non ci sono fondi. E’ un’altro schiaffo che ho preso anche oggi”. Dunque, tutti gettano la spugna e ammettono di non saper come reagire. Durante il colloquio, l’assistente sociale, ha dichiarato ad Antonio che purtroppo il disagio e la povertà, nell’area adulta, crescono di giorno in giorno e anche loro non sanno più come fronteggiare la situazione. Non hanno aiuti concreti e si trovano in mezzo ad un mare di guai. Persone che fino all’anno scorso prendevano un sussidio di 200 euro ogni 3 mesi, quest’anno non hanno più la sicurezza di ricevere questo sussidio. In mezzo a questo impasto di povertà c’è anche troppa indifferenza: “Mi hanno detto – dice Antonio - dall’ufficio impiego (ex uff. di collocamento) che si sono persino persi molti iscritti e non possono fare nulla per loro”
La mamma di Antonio ha bisogno di essere controllata 3 volte al giorno “e se calcoli che per un mese servono 90 lancette, per 3 mesi sono 270, ma me ne davano 300. Ora, con i tagli, me ne danno 50 per 3 mesi“. Tagli che si continuano a fare sempre contro i più deboli ed indifesi. Si preferisce attaccare proprio coloro che non hanno la possibilità di reagire. Eppure, Antonio, non ha mai mollato, ha contattato tantissime autorità, ricevendo sempre un esito negativo. Da destra a sinistra, tutti sono passati sotto le urla di disperazione di Antonio, ma nessuno ha mai mosso un dito. Tutti hanno dato la loro solidarietà e nessuno ha fatto quel che doveva fare.
Antonio Di Pietro rispondeva così all’appello del principe dei poveri: “Mi creda, mi dispiace molto per il disagio che sta vivendo in questo momento. L’assistenza domiciliare agli anziani che necessitano di essere accuditi, è un diritto per il cittadino. Mi auguro possa trovare un aiuto per sua madre e una maggiore tranquillità economica. Il suo grido d’aiuto non rimarrà inascoltato. Stiamo difendendo a spada tratta i diritti di chi, come lei, lotta non per far rientrare i propri capitali dell’estero, ma per vedere riconosciuti i diritti fondamentali.” Come l’Onorevole Di Pietro, mi risponde in un modo alquanto sbrigativo anche il dipartimento promozione dei servizio sociali e salute del Comune di Roma: ”Le comunichiamo che il signor Antonio Trapani è già conosciuto e seguito dai servizi sociali del Comune di Roma, che stanno provvedendo ad assisterlo con gli opportuni interventi.”
Parole solo parole, stupide parole che fanno del male.
Andrea Onori
Si punta sempre il dito contro le “etichette” ( giornalisti, avvocati, giudici, destra e sinistra). Prima di parlare e di ragionare, un qualsiasi individuo deve sempre essere etichettato e collocato in una determinata categoria. Ma la singola persona, in questo mondo, quanto vale veramente? Se prima di comunicare non si esprime la propria origine, quanto può valere la parola di una persona?
E’ colpa della gente di destra o quella di sinistra? E’ un omicidio di un musulmano o di un cristiano? E’ colpa di Rosarno o degli immigrati? Sembra esserci sempre un gruppo che deve pagare e subire le vessazioni della maggioranza. Si aspetta sempre il momento in cui una persona sbaglia, per colpire duramente tutto il gruppo. Se commette un infrazione un Romeno, non tutti i romeni sono delinquenti. Se un marocchino partecipa ad un delitto, non tutti i marocchini delinquono. A Rosarno non tutti sono razzisti e mafiosi, a Napoli non sono camorristi e a Milano non sono tutti razzisti. Tutto questo sembra ovvio. Ma non lo è. Ci sono sicuramente degli individui che sbagliano e non deve assolutamente pagare tutto il gruppo.
Le violenze commesse contro le donne, tra i più deboli o contro i più deboli, sono errori della società. Questi “sbagli umani” sono commessi da figli di una determinata società. Tutte le società fanno nascere i loro sbagli. Proprio per la natura di una cultura dell’odio fomentata tra la popolazione negli anni. C’è chi estremizza a parole e chi nei fatti. Sin dall’infanzia, creiamo il nostro modo di essere grazie a tutto ciò che ci circonda: la famiglia, le amicizie, le esperienze didattiche e le nostre esperienze personali. Tutto è riconducibile ai dati che ci trasmette la nostra società. I nostri sbagli sono errori di una cultura sbagliata, da correggere.
Quindi, siccome tutti i nostri gruppi sociali hanno, in sè, degli errori, le nostre verità personali, devono restare solamente nostre. Non devono essere imposte ad altri, nessuno può dichiarare di avere in possesso la verità assoluta e universale. Ognuno può e deve esprime le sue volontà, le deve portare avanti, metterle in mostra al pubblico, senza ricorrere alla violenza economica, fisica o morale. Ma queste verità devono essere messe sempre in discussione, per questo motivo dobbiamo rispettare miliardi di verità personali che ci sono nel mondo. Ogni persona, ha il diritto di sistemare fiori o sterpaglie nel suo orto a proprio piacimento. Può metterci verdure, frutteti o se vuole, anche spazzatura e noi abbiamo il dovere di non schiacciare le sue fatiche e le sue verità. Solamente l’uguaglianza, il rispetto per gli altri, la fratellanza e il contatto umano può migliorare noi stessi e toglierci i nostri errori. Purtroppo, in questa società tutto è fermo: si innalzano muri, si respinge, si espelle, solo il tempo corre inesorabile e noi nell’indifferenza e nello sbando restiamo a guardare e cerchiamo la nostra libertà attraverso lo strumento della sopraffazione l’un con l’altro.
Si spinge sempre a rivendicare quell’antichissimo duello tra “noi” e “loro”. “Noi” non vogliamo essere come “loro”, “Noi” non vogliamo che “loro” vengano qui per aprire moschee. “Noi” non vogliamo che vengano qui e preghino Buddha o Allah, non vogliamo che aprano cucine delle loro origini o che si vestano in modo “strano”. “Noi” non vogliamo che “loro” ci insegnino qualcosa, ma vogliamo che “loro” facciano ciò che “noi” facciamo e ciò che diciamo loro di fare, perché sono nel nostro paese, sono ospiti e devono sottostare alle nostre leggi, calpestando i loro diritti e le loro libertà. Schiacciando anche il nostro diritto di imparare da altre culture, di migliorarci e togliere i nostri errori. Insomma, loro devono obbedire al paese che li accoglie e devono integrarsi secondo lo stile di vita del paese ospitante. E noi, dobbiamo mantenere la maggioranza ben salda e sottomettere “loro”. E’ questo il messaggio che arriva. Una volontà di non evolversi e di non cambiare a non conoscere, perché all’ignorante, conoscere fa tremendamente paura.
Il fatto che oggi si preferisce etichettare, è più comodo. Dire che i rosarnesi o gli italiani sono tutti razzisti è molto semplice. Ciò significa ridurre al minimo i problemi del Paese. Queste, sono battaglie dei politici che si attaccano ai fatti quotidiani, per non perdere il loro prestigio. Non bisogna dare un etichetta solo per criticare e distruggere quella categoria: c’è gente razzista e gente che non lo è. Un dato inoppugnabile è che dobbiamo cambiare tutti, se vogliamo l’evoluzione. Dobbiamo iniziare a mettere in discussione anche le cose più scontate. Il segreto? Dare forza all’eterogeneità delle persone.
Ho notato che molto spesso i disagi e le discriminazioni non vengono dal basso, ma dalle urla scomposte dei politici e da un parlamento da riportare a zero. Il potere è conservatore e la popolazione, attraverso una politica subdola subisce continuamente strumentalizzazioni. Vivere in un paese Democratico significa che, anche se indirettamente, il popolo ha il potere. O meglio, questo potere lo delega a persone più abili che secondo loro sono in grado di gestire la situazione del Paese. Questi “scelti” a governare devono rispettare un patto fatto con il popolo prima delle elezioni, se sono coerenti. Esiste una campagna elettorale, dove il cittadino è “libero” di scegliersi il suo candidato in base alle proposte che fa. Ma,queste proposte, spesso sono vere e proprie prese in giro. Durante il rito delle campagne elettorali, le loro urla scomposte danno segno di vivacità e voglia di fare. Poi, avuto il potere dimenticano tutte le promesse fatte. Di esempi ce ne sono in abbondanza, sono quotidiani. Il governo Prodi, in campagna elettorale, spingeva soprattutto sulla legge del conflitto d’interessi, hanno partecipato a molte manifestazioni “No War”, “No tav”, predicavano per le leggi sui diritti civili, ecc. Poi, avuto il potere, hanno voltato le spalle agli elettori. Da 20 anni che in Italia c’è questo atteggiamento, questo modo di fare politica.
Chi secondo voi può governare uno Stato e garantire veramente che agisce per il bene comune e per ogni singolo cittadino e non per una categoria o l’altra? Può farlo Casini? Bersani? Di Pietro? Berlusconi? Fini? Centro-destra o centro-sinistra? Secondo voi quali qualità dovrebbero avere i nostri politici per governare con efficacia? Arroganza,disprezzo per la gente, indifferenza, ignoranza?
Una qualsiasi persona, dalla carica più bassa a quella più alta, che dovrebbe garantire diritti a noi cittadini, deve essere prima di tutto anch’esso un cittadino e quindi privo di privilegi, dovrebbe dare l’esempio di educazione e entusiasmo per far crescere il paese e distribuire le sue risorse equamente al resto del popolo e ovviamente essendo in democrazia i cittadini dovrebbero fare la parte attiva per far rispettare i diritti e i doveri. Non c’è dubbio che il governante deve essere il più intelligente e il più leale, i cittadini si dovrebbero affidare a chi ha capacità e cuore nello stesso tempo. Ma è proprio così?? Coloro che riescono a tracciare un sistema sano, che capiscono gli interessi comuni, che danno esempio è la nostra politica di oggi? Siete sicuri?
Proprio dall’intelligenza e dalla virtù vorrei partire. La nostra domanda è se nel mondo di oggi i governanti possono conciliare entrambe le cose. Spesso, nel mondo odierno fatto di frenesia, sfruttamento e corruzione, si percepisce che chi non ha quell’intelligenza furba e resta “in basso” è molto più onesto e leale. Mentre, la persona intelligente che va a ricoprire le cariche istituzionali fa di tutto per fregare la gente. Ma si potrà trovare in futuro una persona tanto intelligente quanto virtuosa in politica? Perché a me pare che chi è intelligente e manca di virtù, utilizza questa intelligenza per i propri interessi e per la sua piccola comunità, discriminando gli altri. Invece, se sono virtuosi e mancano di intelligenza, la loro buona fede non basta. I loro errori macchierebbero il nostro cammino.
Quindi, dovremmo avere, gente con virtù e intelligenza allo stesso tempo. Non mi sembra che nel parlamento ci sia questo spiccato equilibrio. Anche perchè non è assolutamente tutta colpa loro: tutto ciò non è facile da esaudire. Di solito governano persone insignificanti e mediocri, ma chi veramente comanda sono altri, i più furbi che non si mettono in prima linea. In Italia molte persone che dovrebbero guidarci sono, oltre che povere dentro, bugiarde e indifferenti, sono anche ignoranti. Ma la mia domanda, a questo punto, è: meglio lasciare che si continui ad avere persone intelligenti e poco virtuose (o persone poco virtuose e poco intelligenti) o fare un cambiamento radicale e mutare noi stessi e le regole del gioco.
Ovviamente la colpa di tale deficienza è nostra, tutti noi cresciamo in società, ma se non ci fanno raccogliere quei valori importanti come la solidarietà e la fratellanza, tutto diventa come è oggi: statico, violento e corrotto. Allora, se iniziassimo a mettere in gioco noi stessi e il nostro carattere si può cambiare davvero. Bisogna iniziare dalle nuove generazioni formandole ed educandole ad avere un proprio pensiero e una propria libertà. Ad esempio sarebbe interessante introdurre l’antropologia come materia di studio nelle scuole elementari e medie. Bisogna educare i giovani a dare e non chiedere nulla in cambio. La colpa della politica e il messaggio che passa è proprio quello di chiedere e non dare.
Oggi, qualsiasi persona che sale al potere si fa corrompere dalle tentazioni, ambizioni, rivalità, gelosie, sesso, droga, contro le quali né intelligenza, né virtù prevalgono. Ma se la maggioranza della popolazione diventa cosciente che un cambiamento può e deve esserci, si può benissimo rendere illegittimo un potere che da anni logora in nostro territorio.
Secondo la legge, il popolo è sovrano, ma palesemente non ne i fatti, poiché, esso è necessariamente occupato nel lavoro quotidiano, bombardato dai mass media e dalla televisione, quindi non ha tempo libero per governare se stesso e per informarsi o per partecipare alle attività che lo riguardano direttamente. E’ talmente stordito da tante scocchezze che non sa autogovernarsi. E accetta di essere schiavo di un governo o dell’altro. Quindi, anche se istruito il popolo, ha comunque delle gravi lacune e sbandamenti che il più furbo dei gerarchi ne approfitta.
Il popolo appare sovrano solo quando è conveniente ad un partito politico. Ma nelle grandi decisioni viene messo da parte proprio da uomini poco virtuosi e poco intelligenti. Molto spesso la politica strumentalizzando un fatto, si fa forte del sostegno di una maggioranza per schiacciare le minoranze. I patti fatti con gli italiani del signor Prodi o Berlusconi, sono alquanto ridicoli: è ormai molto tempo che gli italiani vengono ripetutamente ingannati e messi in contrasto tra di loro dalla politica. Se quest’ultima non riconosce i diritti di ogni singolo cittadino, come posso io riconoscere un politico come un mio “delegato” a governare il paese e come posso vederlo come una guida intellettuale e morale? Sembra che le elezioni, siano diventate un estrazione a sorte di poco valore. Personalmente, non sono in grado di accusare nessun in quanto, giunti nell’Olimpo, i politici, sembrano tutti uguali. Con i loro ritualismi continui, la loro folle burocrazia quotidiana e i loro affari, essi stessi perdono il contatto con la realtà. Non hanno tempo materiale per preoccuparsi dei nostri problemi.
Andrea Onori
http://periodicoitaliano.info/2010/02/15/una-politica-demagogica-che-logora-tutti/
Questa è una mail che mi ha scritto Miguel dal Perù. Espulso il 30 settembre 2009 dopo aver toccato con mano la realtà e la crudeltà del Cie di Ponte Galeria (Roma). E’ tornato nel suo Paese natale dopo aver sudato, prodotto e seminato per 20 anni in Italia.
Questa mail l’ho pubblicata nella nota così come mi è arrivata, con le sue imperfezioni e con tanta tanta voglia di un mondo migliore:
Ciao Andrea carissimo amico mio,
te chiedo de scusarmi per il ritardo dopo che ho fatto questa spedisione ho capito que era tutto semplice. Bene campeon il palone stato sempre tutto too percio date da fare. io voglio che tu sappia che io ho voluto rimanere in Italia per due ragione: guarda bene mi sono illuso in questi ideali.
Nell’ unione europea trovano realizzazione i nostri comune ideali; per noi al centro vi e l’uomo. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti sono inalienabili. Donne e uomini hanno gli stessi diritti. Noi abbiamo come obiettivo la pace e la liberta, la democrazia e lo stato di diritto, il rispetto reciproco e la responsabilita, il benessere e la securezza, la toleranza e la participazione, la giustizia e la solidarieta.
L’unione europea si basa sull”uguaglianza e le relazioni solidali. Noi conserviamo nell’ unione europea autonomia e molteplice tradizioni dei paise membri. Le frontiere aperte e la vivace varietà di lingue,culture e regioni ci arricchiscono.
Mi domando si questo non e sultanto che un utopia nel confronto della Europa. E’ una grande mensogna nel confronto de tutto l’mondo voglio sentire il tuo parere campeon. seguendo un grande intelettualle americano economista e scritore sr. jeremy refkim, scrive un libro titolato il sogno europeo sta lentamente eclisando il soño americano anche questo non e sultanto che pura utopia prima che l’ Italia con berlusconi e la destra europea iniziazeno a fare pulizia etnica molto prima ho comprado queste libro con multa passione ogni notte lo legeva con una grande giogia.
direi che il vostro tessuto democratico e molto deteriorato in pericolo de scomparire ,adiretura non vi acorgete ho fate finta de no capire che la mafia e patrone del esercito cosa molto triste quasi 20 anni della mia vita ad una nazione che no se lo a meritato. In questo Dio no c’entra propio e il potere della mafia che sta deteriorando le vostre consiecia e il vostro tesuto sociale.
No e tempo per l’Italia de star a gurdare Maria de Filipi, Mis Itlalia, la isola dei famosi ho quella stronzada del grande fratello. Avete un grande bisogno urgente di observare como i vostri valori scompagiono. I vostri giovani non apprezzano questo e si trascura di far capire a la nazione la vera realta. La vera emrgenzia en italia no sono gli immigrante bensi lo sono le tre potente organizasione criminale cioe mafia,camorra, ndrangheta. Sono loro che hanno sostrato il controllo allo stato.
Oggi il capo spiatorio del governo sono gli immigrati. Andrea campeon ti voglio dire che 20 anni fa quando io sono arrivati in Italia no cerano gli albanese, no cerano i romeni, no cerano gli africani pero 20 anni fa no sull tanto veniva mutilato da voi la giustizi e il dirito bensi uciso con 500kili de tritolo signica che per honesta cera ia qualcosa di marcio e come no sono gli imigrante ad aver marcito oggi questa societa.
io si posso voglio documentarte con lichidazien de lavoro che son svolto en familia molto ricca que no me hanno pagado un solo contributo al INPS. cue triste!!! Pensa a volta no sco de casa por evitare de che qualcun amico me chieda di ofrirle qualcosa. Senti campeon non sultanto un articulo bensi volendo un libro si potrebbe scrivere.
Andrea spero di no anogiarte. Sono stato piantonato quando ero in ospedale per 15 giorni della guardia de finanza un de loro voleva calpestare i miei dirito di malato il suo colega li a detto di no provare a farlo perche io era una persona que sapeva vita e miracolo del Italia.
Bene Andrea io te aspeto arrivederci te saluto affetuosamente comppresso i tuoi cari
Miguel Angel
LEGGI i suoi 20 anni trascorsi in Italia
Sembra che l’Italia non utilizzi i fondi provenienti dall’Ue per i rifugiati. “Com’è possibile che, da un lato, il Governo italiano condanni il mancato aiuto europeo nella gestione degli immigrati e, contemporaneamente, non ha chiesto di avvalersi nel 2009, al contrario del 2008, della riserva di 10 milioni di euro nell’ambito delle misure d’urgenza messe a disposizione dal Fondo europeo per i rifugiati (FER), come hanno invece fatto Grecia e Malta”? denuncia Sonia Alfano, europarlamentare dell’Italia dei Valori. Il FER (fondo europeo per i rifugiati) sostiene politiche migratorie destinate ai richiedenti asilo e ai rifugiati che si trovano nel territorio europeo. Principalmente, il fondo viene erogato per garantire le politiche di accoglienza e di accesso alle procedure di asilo ( servizi di accoglienza, assistenza materiale, sanitaria e sociale, aiuto nelle pratiche amministrative e giudiziarie, compresa l’assistenza legale, ecc.), l’integrazione (assistenza sociale in settori quali alloggio, mezzi di sussistenza e assistenza sanitaria) e il rimpatrio volontario (qualora il rifugiato chieda, in piena libertà, di tornare nel proprio aese d’origine). In casi particolari, dettati dall’Ue, il fondo può finanziare misure d’urgenza per garantire una protezione temporanea. Proprio queste misure d’urgenza, secondo Sonia Alfano, sono state rifiutate dal Governo italiano, ma non dalla Grecia e da Malta, che hanno avuto i fondi “speciali” per gestire le politiche migratorie.
Il fondo, diviso in periodi di tempo prestabiliti, viene definito in base al bilancio generale dell’Ue. Il punto di riferimento per la ripartizione delle risorse tra gli Stati membri è il numero di richiedenti asilo e di persone che hanno bisogno di protezione internazionale, registrato ufficialmente in ogni Stato. In aggiunta, a tutti gli Stati membri il fondo eroga, ogni anno, un importo fisso di 300 mila euro.
Nel 2003, secondo le statistiche di Eurostat (l’Ufficio statistico delle Comunità europee) il Regno Unito ha continuato a essere la destinazione più richiesta tra i Paesi di accoglienza Ue, con 61.050 domande di asilo, seguito dalla Francia (51.940) e dalla Germania (50.065). In proporzione al numero di abitanti, l’Austria (32.360) e la Svezia (31.410) hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo. L’Italia, nelle statistiche non compare nelle prime posizioni, in quanto i migranti e i moltissimi richiedenti asilo, non essendo riconosciuto loro un diritto internazionale sancito dalla Convenzione di Ginevra nel 1951, vengono relegati nella clandestinità. Quindi, in Italia, a causa di leggi xenofobe e di troppa burocrazia, aumenta il numero di clandestini e diminuisce quello dei rifugiati che vengono riconosciuti in altri Paesi dell’Ue. Secondo il ministero dell’Interno, nel periodo 2000– 2004 i contributi FER sono stati di 11 milioni di Euro. Nel periodo 2005 - 2007 hanno raggiunto i 6,5 milioni di Euro.
Per il periodo 2008 - 2013, istituito con la Decisione 573/2007/CE, invece, l’aiuto “ha assunto una destinazione del tutto autonoma rispetto al Fondo nazionale per l’Asilo. I contributi che ne deriveranno saranno, infatti, destinati non più all’attività istituzionale per l’accoglienza, realizzata con lo Sprar sulla base della legge 189/2002, ma saranno destinati ad azioni complementari, integrative e rafforzative di essa” riferisce il ministero dell’Interno. Questo fondo consentirà di utilizzare, per il periodo 2008 - 2013, una cifra sche sfiora i 22 milioni di euro. Per quanto riguarda le misure d’urgenza, nel 2008 sono stati assegnati 7 milioni 88 mila euro. Nel 2009, pare non ci siano state misure d’urgenza, per il Governo.
Non usufruire di queste ingenti somme significa rivedere i fatti di Rosarno, la povertà in aumento, lo sbando e la crudeltà della burocrazia italiana. Forse, avere i fondi necessari per l’accoglienza e l’integrazione significherebbe non poter trovare più alcuna scusa da sventolare sotto gli occhi degli italiani: immigrazione = criminalità è il solo messaggio che deve passare.
Andrea Onori
http://periodicoitaliano.info/2010/02/12/la-ricca-italia-rifiuta-il-fondo-ue-per-i-rifugiati/
3 gennaio 2009: [CIE PONTE GALERIA] “Ho deciso io la soppressione della fermata di via del Plebiscito”. “Ho proposto al ministro Maroni la chiusura del centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria e il suo trasferimento in altra zona del Lazio”. Sono alcuni momenti del bilancio di fine 2009 tracciato ieri dal prefetto Giuseppe Pecoraro.
4 gennaio 2010: Le organizzazioni per i Diritti Umani ricevono continue segnalazioni di episodi di razzismo e violenza,” dichiarano preoccupati i co-presidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “I casi più gravi e recenti riguardano due aggressioni a sfondo xenofobo e omofobo ai danni di stranieri, accaduti a Firenze la notte di San Silvestro: un etiope di 37 anni e un fotografo egiziano”. “Le vittime sono state attaccate da gruppi di razzisti in orari diversi e ridotti in gravi condizioni,” continua EveryOne, “tali da necessitare il ricovero al CTO di Firenze e interventi di ricostruzione maxilo-facciale con lunghe prognosi.Altre segnalazioni riferiscono di ulteriori episodi violenti, non denunciati dagli aggrediti extracomunitari, timorosi di subire le conseguenze del pacchetto sicurezza, che non consente a chi non ha il permesso di soggiorno di ricorrere alla giustizia e, anzi, pone costoro in condizione di essere arrestati, rinchiusi nei Cie - carceri per migranti simili a lager - e infine deportati verso Paesi in crisi umanitaria”. (Iris press)
5 gennaio 2010: Previsti dall’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione 286/98, come modificato dall’art. 12 della legge 189/2002, i Centri di identificazione ed espulsione si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle Forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari. Dall’8 agosto scorso, con l’entrata in vigore della legge 94 del 15 luglio 2009, il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri e’ passato da 60 a 180 giorni complessivi. Attualmente i centri di identificazione e di espulsione operativi sul territorio sono tredici: Bari, Bologna, Caltanissetta, Catanzaro, Gorizia, Milano, Modena, Roma, Torino, Trapani, Brindisi, Lampedusa e Crotone. (Adnkronos)
19 gennaio 2010: [PROCESSO VIA CORELLI] Attimi di tensione, in Tribunale a Milano, durante il processo nei confronti di 4 nordafricani arrestati nel corso della rivolta scoppiata il 7 novembre scorso nel centro di via Corelli. Tutto e’ iniziato quando l’accusa ha chiesto per i 4 immigrati la pena ad un anno di reclusione. Qualche brusio dal pubblico ha convinto subito i giudici della I sezione penale a proseguire il procedimento a porte chiuse. Una decisione che ha subito suscitato le proteste urlate di diversi appartenenti al comitato antirazzista di Milano che, fuori dall’Aula, hanno srotolato striscioni e manifesti nei quali si ricorda e rivendica la morte di Mohammed El Abbouby, l’immigrato morto suicida il 15 gennaio scorso a San Vittore. ”Mohammed -si legge negli striscioni- e’ morto in carcere, ucciso a San Vittore dalle leggi razziste”. Lo stesso Mohammed, in un’ultima lettera scritta dal carcere aveva puntato il dito contro ”questo governo razzista senza idee per la gioventu’ che, secondo logica e’ il futUro di ogni nazione. Senza giovani lavoratori non si possono incassare le tasse e senza tasse addio pensioni”. Secondo i compagni di Mohammed, il ragazzo, che doveva scontare anche un mese di carcere, avrebbe deciso di suicidarsi inalando gas dopo aver saputo che sarebbe stato immediatamente riportato nel centro di via Corelli. (Adnkronos)
20 gennaio 2010: [CIE TARQUINIA] Il Cie di Ponte Galeria, alla periferia di Roma, sarà trasferito a Tarquinia. Lo annuncia Anna Pizzo, consigliere regionale, spiegando di aver avuto questa informazione direttamente dal prefetto, Giuseppe Pecoraro. E’ una notizia, spiega, “che ho appreso direttamente dal prefetto di Roma, secondo il quale sarebbe già stato firmato il decreto ministeriale per il trasferimento del Cie da Ponte Galeria a Tarquinia”. A marzo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, negò l’intezione di spostare il centro, spiegando che “nel Lazio c’è già un centro a Ponte Galeria, a Tarquinia non è previsto nulla”. Secondo la Pizzo la decisione è già stata presa: “Vorrei sapere - dice - per quale motivo la Regione non sia stata informata di una scelta così importante, che coinvolge il territorio di sua competenza. Ritengo doveroso che l’amministrazione si interroghi quanto prima in merito a due questioni: se intende o meno ospitare sul proprio suolo un nuovo Cie e quali caratteristiche debba avere per garantire ai migranti reclusi condizioni di vita adeguate e il rispetto dei diritti fondamentali”.
21 gennaio 2010: Da Rosarno a Bari, parlano gli immigrati del Cie: “Per noi violenze, razzismo e menzogne””Una delegazione di Migreurop raccoglie le testimonianze dei migranti evacuati da Rosarno: “Sono vittime, per loro ci vuole una protezione specifica”. Ma uno di loro, ferito gravemente, rischia ancora l’espulsionE. LEGGI
22 gennaio 2010: L’onorevole Francesco Bosi (Udc) ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno ricordando gli impegni assunti dal Governo per istituire in ogni regione centri di accoglienza e trattenimento immigrati (Cie). Nell’interrogazione, il deputato centrista chiede ‘a che punto sia il mantenimento di questi impegni dal momento che in Toscana, ad esempio, non risulta ancora individuata alcuna soluzione’. Bosi sottolinea inoltre come ‘il lavoro delle Forze dell’Ordine sia molte volte vanificato o reso comunque piu’ difficile proprio per l’assenza di queste strutture, le piu’ vicine delle quali si trovano in Emilia-Romagna’. (Adnkronos)
22 gennaio 2010: [CIE TARQUINIA] ”Allestire un Centro di identificazione ed espulsione per immigrati nell’ex polveriera dell’Esercito sarebbe come creare una nuova Auschwitz. E’ impossibile che degli esseri umani possano vivere in un ambiente come quello, dove sono state stipate per anni armi pericolosissime, piena di amianto” dice il sindaco di Tarquiniqa Mauro Mazzola. LEGGI
24 gennaio 2010: [CIE TARQUINIA] Che l’ex polveriera di Tarquinia non era la sede ideale per un Cie (centro identificazione ed espulsione degli immigrati), il sindaco Mauro Mazzola lo aveva detto in tutte le lingue. Soltanto ora, però, il primo cittadino di Tarquinia ha deciso di spiegare il perché. LEGGI
27 gennaio 2010: Ricordando le donne uccise per il pane dai fascisti e dai nazisti e ledonne rinchiuse nei CIE, oggi, mercoledì 27 Gennaio 2010, Giornata della Memoria per costruire un futuro di diritti rispettati, le Madri per Roma Città Aperta hanno organizzato presidio al Ponte dell’Industria, Via di Porto Fluviale, ore 15 (zona ostiense), per chiedere la chiusura del Cie di Ponte Galeria DELTA NEWS
27 gennaio 2010: Dopo le elezioni regionali, il Viminale procederà “all’identificazione ed alla definizione dei siti” per la costruzione di nuovi Centri di identificazione ed espulsione dei clandestini, “con l’obiettivo di realizzarli e renderli operativi entro la fine del 2010”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “La lotta all’immigrazione clandestina – ha sottolineato il ministro – è una delle priorità dell’azione del governo. Intendiamo portare avanti questa azione senza tentennamenti, nella convinzione che essa è strettamente collegata alla sicurezza dei cittadini. Stiamo facendo in Italia grandi sforzi ed i risultati, come ho già avuto modo di dire, sono molto confortanti: il contrasto e la prevenzione dell’immigrazione clandestina ha portato ad una riduzione degli sbarchi del 74 per cento nel 2009 sul 2008 e di oltre il 90 per cento da quando è iniziata l’attuazione dell’Accordo con la Libia. Anche sull’altro versante, quello delle espulsioni nei Paesi di origine, stiamo procedendo con grande intensità: sono oltre 40 mila i cittadini extracomunitari effettivamente rimpatriati negli ultimi due anni”. Maroni ha perciò spiegato che “per migliorare questa azione intendiamo completare e attuare quel programma”, cioè la realizzazione “di nuovi centri di identificazione ed espulsione nelle regioni dove adesso non sono presenti, in particolare nella Toscana”, citata nell’interrogazione. (Velino)
29 gennaio 2010: L’Italia dei Valori della Toscana e’ d’accordo con il candidato governatore del centrosinistra, Enrico Rossi, sulla realizzazione di un Centro di identificazione ed espulsione per immigrati clandestini (Cie) nella regione. ”La sicurezza del cittadino - afferma in una nota Giuliano Fedeli, coordinatore regionale IdV - e’ un bene prezioso che va perseguito con responsabilita’ e misura, senza sacrificare i diritti umani e la solidarieta’, creando una ‘via toscana’ alla creazione di Cie che rispetti l’uomo. Prendiamo atto con soddisfazione delle dichiarazioni di Rossi, e di essere in linea con il suo programma. Ogni regione deve avere il suo Cie”. (Adnkronos)
2 febbraio 2010: più di dieci anni dall’istituzione dei centri per migranti in Italia, la gestione generale sembra ispirata a un approccio ancora emergenziale. I servizi erogati, in generale, sembrano essere concepiti nell’ottica di soddisfare a malapena i bisogni primari, tralasciando le molteplici istanze che possono contribuire a determinare una condizione accettabile di benessere psicofisico. LEGGI il rapporto di Medici Senza Frontiere
4 febbraio 2010: Il Cie di Trapani “sarà chiuso quest’anno e sostituito da una nuova struttura”. L’annuncio arriva da Angelo Malandrino, prefetto del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’interno, che - alla presentazione alla Camera del rapporto sui centri per migranti realizzato da Medici senza frontiere (Msf) - ha definito “inadeguate” alcune strutture che accolgono i migranti. LA SICILIA
6 febbraio 2010: «Meglio il carcere, trattati peggio dei cani»: lo dicono gli immigrati ospitati nel Cie (Centro identificazione espulsi) di Bari in un filmato-denuncia registrato con un telefonino all’interno della struttura e diffuso e pubblicato sulla homepage di RadioRadicale. LEGGO
7 febbraio 2010: Migranti sottoposti al test del virus dell’Hiv senza richiedere il consenso degli interessati. Avviene all’entrata del Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Bari in cui fra l’altro e’ ‘frequente’ il ricorso al placebo. MONDORARO
8 febbraio 2010: Ci sono cinque donne. Si chiamano Joy, Hellen, Florence, Debby e Priscilla. Hanno partecipato, quest’estate, alla rivolta scoppiata nel Cie di via Corelli a Milano. Joy ed Hellen denunciano poi un tentativo di stupro da parte del vicequestore, Vittorio Addesso. Si sta aspettando la loro scarcerazione dalla casa circondariale di Como, il 12 febbraio prossimo. Il timore (assai fondato) è che, uscite di lì, possano finire, di nuovo, in un altro Cie. di Cristina Morini
12 febbraio 2010: Circa un centinaio tra femministe e militanti dei comitati antirazzisti hanno protestato venerdì davanti al Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, nel giorno in cui sono state scarcerate dal carcere di Como e da quello di Brescia Joy e Hellen, le due ragazze nigeriane che avevano denunciato un presunto tentativo di stupro ad opera di un ispettore della polizia avvenuto nell’agosto scorso proprio nel Cie milanese. CORSERA
13 febbraio 2010: Adesione all’ appuntamento di sabato 13 febbraio 2010, alle 10.00 di mattina alla stazione Ostiense, per andare al CIE di Ponte Galeria a salutare Helen e Florence e far sentire la nostra solidarietà ai reclusi e alle recluse in sciopero della fame.WOMENEWS
15 febbraio 2010: Dopo i fatti di Rosarno ed il trasferimento a Bari di una parte dei braccianti migranti costretti a fuggire da quella località, anche alla luce di notizie di stampa tutt’altro che rassicuranti su condizioni di accoglienza simili alla detenzione nel CIE – centro di identificazione e espulsione - di Palese, l’Assessore Regionale al Lavoro, Losappio, ha chiesto formalmente al Prefetto di Bari la possibilità di effettuare una ricognizione in quella struttura.PUGLIALIVE
Il Prefetto ha inoltrato la richiesta al Ministero la cui burocratica risposta è un secco no perché “l’ingresso è consentito solo ai parlamentari nazionali nell’esercizio del potere di sindacato ispettivo”.
16 febbraio 2010: Nessuno lo ha fermato, nonostante da giorni sostenesse che lo avrebbe fatto: avrebbe cercato di uccidersi. E ora le sue condizioni sono critiche. Ieri mattina ennesimo tentativo di suicidio nel centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria a Roma. Un cittadino marocchino di 38 anni, Boukili Whid, si è gettato dalla recinzione del centro di identificazione e espulsione per stranieri. IL MANIFESTO
21 febbraio 2010: Nella mattinata di ieri l’Onorevole Dario Ginefra è riuscito ad entrare nel C.I.E. di Bari per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di manutenzione richiesti al Prefetto lo scorso otto dicembre, nonché la condizione in cui versano gli occupanti del Centro barese, in particolare gli immigrati provenienti da Rosarno. “I lavori svolti nel corso di queste settimane non hanno assolutamente risolto i problemi che avevo riscontrato nel sopralluogo dell’otto dicembre scorso e in quello successivo effettuato i primi di gennaio - ha dichiarato Ginefra - all’indomani degli accadimenti di Rosarno. BARILIVE
21 febbraio 2010: La storia di Fathi, il recluso del Cie di Bari che, un paio di settimane fa, è riuscito a far circolare in Italia un video sulle condizioni di reclusione del Cie di Bari. Immagini girate all’interno delle gabbie, clandestinamente, e che lui ha fatto arrivare in Italia dalla Tunisia, dove qualche giorno prima era stato deportato.Al centro della sua storia, riassunta in poche righe, un tentativo di fuga dal Cie e poi botte selvagge e minacce. Una storia come tante, la sua, ma ha avuto il coraggio e la costanza di raccontarcela. Diamogli ascolto. RADIOBLACKOUT
25 febbraio 2010: “Dal 2007 a Rosarno, ho raccolto olive per 13 euro al giorno e arance per 25 euro. Ancora adesso non so per quale motivo mi trovo qui a Bari.” Questa è la testimonianza di Richard, ragazzo del Ghana, intervenuto nell’incontro “Quale sorte per i migranti di Rosarno? Il caso dei 43 detenuti nel CIE di Bari”, organizzato dall’associazione Pensa Libero, nell’auditorium della parrocchia San Marcello. IL BAROMETRO
26 febbraio 2010: Da lunedì primo marzo, gli operatori della Croce Rossa usciranno dal Cie di Ponte Galeria. Il Centro di identificazione ed espulsione alle porte di Roma avrà un nuovo ente gestore. CORSERA
27 febbraio 2010: In provincia di Crotone, sorge il centro per richiedenti asilo più grande d’Europa. Una convivenza difficile in una piccola contrada. Tra disoccupazione, babele delle lingue, violenze e razzismo, rischia di esplodere un altro caso Rosario CROTONE1
3 marzo 2010: Da ieri mattina i reclusi e le recluse del Cie di via Corelli a Milano sono in sciopero della fame. Alla mobilitazione hanno aderito tutte le sezioni: maschile, femminile e trans. Anche i reclusi del Cie di Gradisca d’Isonzo a Gorizia hanno iniziato una mobilitazione, che ha preso la forma dello “sciopero del carrello”, per protestare contro la scarsa qualità del cibo.DELTANEWS
5 marzo 2010: “Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi. La roba da mangiare fa schifo. Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi. Siamo vittime della Bossi Fini. C’è gente che ha fatto una vita in Italia e che ha figli qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non è giusto. Non siamo delinquenti.” MELTINGPOT
5 marzo 2010: La notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, mentre in tutta Italia ci si preparava allo sciopero dei migranti, il centro di identificazione ed espulsione di Roma, il Cie di Ponte Galeria si preparava a un importante cambio di gestione. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata infatti nelle mani della cooperativa Auxilium. AMISnet
7 marzo 2010: Non mangiano ormai da tre giorni. Gli immigrati reclusi nel centro di identificazione ed espulsione di Torino sono determinati e hanno intenzione di continuare. Protestano contro le «pessime» condizioni di detenzione e per l’allungamento del periodo di reclusione. «Viviamo come topi e siamo stanchi di essere trattati come criminali». La denuncia di un migrante dal Cie di via Corelli non lascia spazio a dubbi. E la protesta corre e infuoca l’Italia. I detenuti sono in contatto tra loro e da Torino lo sciopero della fame dilaga fino a Roma, passando per Gradisca d’Isonzo e Bologna. Mentre a Bari si decide sul da farsi. TERRA
1 febbraio 2010: Ennesimo sbarco di clandestini sulle coste salentine. L’ultimo avvenuto il 18 gennaio sulle coste di Patù. Questa mattina altri 21 disperati provenienti da Iran e Iraq sono sbarcati nella marina di Novaglie. Non si ferma la corsa in mare di uomini e donne che, alla ricerca di fortuna e per sfuggire alle persecuzioni e guerre nei loro Paesi, sbarcano sulle nostre coste. Ventuno immigrati provenienti da Iran ed Iraq, sono stati bloccati questa mattina nei pressi di marina di Novaglie, dai carabinieri della Compagnia di Tricase (Lecce). Fra loro due donne e quattro bambini. I 21 stranieri sono stati accompagnati nel centro di accoglienza di Bari
2 febbraio 2010: La Lega presenta un emendamento al decreto anti-crisi che punta a far pagare agli stranieri una tassa di 50 euro per ottenere il permesso di soggiorno e obbliga a una fideiussione di 10.000 euro l’immigrato che voglia aprire una partita Iva. L’ARENA
2 febbraio 2010: Le 67 ordinanze di custodia cautelare in carcere in corso di esecuzione da parte del Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Reggio Calabria riguardano 32 italiani e 35 indiani, indagati nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina. Secondo quanto emerso dalle indagini, il modus operandi utilizzato dall’organizzazione e’ quello consueto dei contratti di assunzione fittizi richiesti da imprenditori compiacenti a favore degli stranieri che permettevano loro di richiedere il visto d’ingresso per l’Italia. (Adnkronos)
2 febbraio 2010: Per dimenticare quanto successo a Rosarno è bastata una settimana. I ragazzi sfruttati a rosario ora sono a Roma e non è cambiato nulla. L’Unità pubblica delle immagini che si commentano da sole.
3 febbraio 2010: È allarme tubercolosi. La malattia che sembrava sconfitta e finita nel dimenticatoio torna di prepotenza « Non sono gli immigrati i portatori. Sono i primi a contrarla perché vivono in condizioni igieniche sanitarie scarse e si alimentano in modo insufficiente » . Sul banco degli imputati, quindi, le condizioni di vita precarie, in cui gli stranieri spesso sono costretti a vivere. « Una malattia che rispecchia la mancanza di politiche sociali di integrazione» , denunciano i medici del San Gerardo. di Enrico Beile
3 febbraio 2010: A Ramacca, in provincia di Catania, un palestinese, di 27 anni, clandestino, dopo avere scavalcato una recinzione si e’ arrampicato su un traliccio minacciando di gettarsi nel vuoto. Un gesto disperato, presumibilmente dovuto al fatto che alcuni giorni prima gli era stato notificato un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale. ITALPRESS
4 febbraio 2010: Ecco una piccola antologia di frasi dei bambini stranieri: Oggi Carlo ha scritto sul mio astuccio: “Ti odio!”. Io però non sono né offesa né felice perché ci sono abituata. REPUBBLICA
5 febbraio 2010: Via libera al permesso di soggiorno a punti. Andrà presto in Consiglio dei ministri un decreto in base al quale i nuovi richiedenti di permesso di soggiorno dovranno sottoscrivere un accordo per l’integrazione con una serie di doveri da adempiere, tra i quali la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione, come prevede l’intesa raggiunta ieri dai ministri dell’Interno e del Welfare, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi.
6 febbraio 2010: Jovic è un serbo di etnia rom e a guardarlo sembra un elegante pensionato sulla cinquantina, sorridente e dai modi gentili. Ma, suo malgrado, ha una doppia vita. Quella ufficiale, che vive sui palchi di mezza Italia a fianco di artisti internazionali e assieme alla sua band “ I Muzikanti”. E quella da clandestino, cominciata nel 2007 e passata a nascondersi fra un accampamento e l’altro. Con un’unica colpa: avere un visto scaduto. di Luca De Vito
7 febbraio 2010: Faceva lavorare immigrati clandestini nella piccola azienda agricola della moglie. È questa l’accusa che la Procura di Savona muove nei confronti di un poliziotto del commissariato di Alassio, Davide Delogu, 54 anni. IL SECOLO XIX
7 febbraio 2010: Nel Mezzogiorno la popolazione residente straniera ammonta a mezzo milione di unità, cosi ripartita: Italia insulare 144.169 (Donne 76.369 - Maschi 67.800); Italia Meridionale 352.434 (Donne 195.300 – Maschi 157.134); per le sette regioni del Mezzogiorno la cifra globale è pari a 496.603 unità, con un impatto sulla popolazione residente totale di solamente circa il 2,4%; nell’insieme essi rappresentano solo il 12,7% degli stranieri residenti in Italia su un totale di 3.891.295. La restante parte è così divisa: Nord-Ovest 36,6%, Nord-Est 27,4%, Centro 24%. AREA LOCALE
8 febbraio 2010: La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico del sottoufficiale dei carabinieri che, sabato sera a Mornico al Serio (Bergamo), ha esploso il colpo di pistola uccidendo un presunto spacciatore magrebino durante un controllo antidroga. Il fatto è avvenuto intorno alle 21 di sabato in via Verdi, a Mornico: era in corso un controllo di una pattuglia in borghese dei militari, quando i due presunti spacciatori hanno tentato di darsi alla fuga. Nella breve colluttazione con uno dei magrebini - secondo la ricostruzione dell’Arma - dalla pistola d’ordinanza del carabiniere è partito un colpo, che ha raggiunto e ucciso il complice. LEGGONLINE e BERGAMONEWS
9 febbraio 2010: L’accordo con la Libia ha ridotto drasticamente gli sbarchi clandestini in Sicilia (da 30 mila nel 2008 a 3 mila e 600 nel 2009). Ora si punta ad azzerarli bloccando alla partenza i ‘viaggi della speranza’. Il ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, ha cosi’ lanciato la sua ‘campagna d’Africa’ ANSA MED
10 febbraio 2010: Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha siglato ieri un accordo di collaborazione per il contrasto all’immigrazione clandestina con il Governo del Niger. Per il Ministro - che il giorno precedente aveva raggiunto un’intesa con il Ghana - gli accordi sottoscritti con i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana servono anche a proteggere l’Europa dal rischio terrorismo. IMMIGRAZIONE OGGI
11 febbraio 2010: ‘Com’e’ possibile che da un lato il governo italiano condanni il mancato aiuto europeo nella gestione degli immigrati e contemporaneamente non ha chiesto di avvalersi nel 2009, al contrario del 2008, della riserva di 10 milioni di euro nell’ambito delle misure d’urgenza messe a disposizione dal Fondo europeo per i rifugiati (FER), come hanno invece fatto Grecia e Malta’. E’ quanto afferma, in un comunicato, Sonia Alfano. ADUC
11 febbraio 2010: Almeno 8 immigranti clandestini sono morti nel naufragio della loro imbarcazione proveniente dalla Turchia. Lo rendono noto le autorita’ greche citate dai media. I Guardacoste greci hanno rinvenuto i corpi delle otto vittime, tra cui una donna e una bambina, sulle coste dell’isola di Samos dopo che l’unico sopravvissuto del naufragio aveva segnalato ieri il fatto. Apparentemente l’imbarcazione affondata trasportava 10-12 persone. (ANSA)
12 febbraio 2010: Una proposta di legge per la creazione di zone speciali per gli immigrati, che consentiranno controlli maggiori da parte delle autorità e un’organizzazione più efficiente nella gestione delle richieste di asilo. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Immigrazione francese, Eric Besson, in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro. IL VELINO
13 febbraio 2010: Un ragazzo egiziano di 19 anni è stato ucciso a colpi d’arma da taglio da un gruppo di sudamericani oggi attorno alle 17,40 a Milano, in via Padova, uno dei quartieri più multietnici della periferia milanese. Immediatamente è scattata una rivolta nel quartiere. Un centinaio di nordafricani stanno spaccando auto e danneggiando negozi prevalentemente gestiti da sudamericani. L’UNITA’
13 febbraio 2010: La rivolta degli immigrati a Milano, dopo l’omicidio in Via Padova di un giovane egiziano da parte di sudamericani, diventa subito un caso politico a un mese e mezzo dalle regionali. La Lega parte all’attacco della politica “dell’integrazione facile”, come dice il ministro Roberto Calderoli. e Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale, chiede “controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano” nei quartieri multietnici della città. Chiedono veri e propri rastrellamenti. ANSA
14 febbraio 2010: Il corteo del Pdl che ha percorso via Padova a Milano ha vissuto un momento di concitazione quando dopo uno dei numerosi battibecchi nati tra manifestanti e abitanti, italiani e stranieri, della zona è terminato con il lancio di una delle fiaccole del corteo da parte di un manifestante verso un gruppetto di contestatori. LEGGO
15 febbraio 2010: Un servizio gratuito di accoglienza, ascolto ed orientamento a tutti gli stranieri presenti sul territorio. Lo strumento per favorire l’integrazione ma anche per aiutare i clandestini ad “emergere”: è l’obiettivo del progetto che i Comuni dell’area nolana hanno dedicato agli immigrati attraverso il piano sociale di zona. JULIENEWS
15 febbraio 2010: Tremila euro. E’ questo il prezzo per «comperarsi» il privilegio di rimanere in Italia pagato da un clandestino. GAZZETTA DI REGGIO
15 febbraio 2010: Dopo le espulsioni e i controlli «casa per casa e piano per piano», su via Padova la Lega Nord rilancia e arriva a pretendere il “modello svizzero”: ovvero una moratoria per cui «per un anno, l’extracomunitario non possa comprare casa a Milano». La proposta è del capogruppo del Carroccio in Comune, Matteo Salvini MIGLIORBLOG
16 febbraio 2010: GENOVA APRE LE PORTE AI RIFUGIATI - Non sono clandestini né irregolari. E tanto meno vanno inclusi sotto la voce immigrati. Si chiamano rifugiati, perché scappano da guerre sanguinose e tremende, da genocidi e dittature che li hanno costretti a fuggire dal loro Paese. La loro condizione li consente di chiedere la protezione internazionale (più conosciuta con il termine Asilo), e possono ottenere tre forme di protezione: lo status di rifugiato, di protezione sussidiaria o umanitaria. REPUBBLICA
17 febbraio 2010: Dove possono curarsi nel Lazio gli stranieri irregolari? A dirlo ci pensa la Caritas Roma con la nuova edizione della sua “Mappa di fruibilità” (la prima risale al 2005). Una guida che censisce, Asl per Asl, le strutture ambulatoriali per gli stranieri senza documenti, che quindi non possono iscriversi al Servizio sanitario nazionale REPUBBLICA
19 febbraio 2010: Agenti della Digos hanno notificato quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Enna. Sono alcuni italiani e stranieri ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di violazioni delle disposizioni contro le immigrazioni clandestine, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Gli indagati, di Enna, Catania e Cosenza, secondo gli inquirenti erano in grado di agevolare l’ingresso e la permanenza di immigrati clandestini (ANSA)
20 febbraio 2010: Il governo di Losanna intende compiere un passo per permettere ai giovani clandestini di uscire dalla precarietà e dall’esclusione. “E’ un progetto che mi sta a cuore”, ha spiegato il sindaco Daniel Brélaz in un’intervista pubblicata dal giornale Le Matin. I giovani clandestini possono andare al liceo o all’università, ma non fare un apprendistato. “Perché chi dice apprendistato dice contratto di lavoro e dunque permesso di soggiorno in base alla legge federale”, rileva il sindaco. Il progetto losannese “vuole rimediare a questa ingiustizia” e “ristabilire le pari opportunità dei giovani davanti all’apprendistato”. SWISSINFO
20 febbraio 2010: Se prossimamente passando in autobus da Villa Carcina avrete la sensazione di essere arrivati a un posto di frontiera non preoccupatevi: sarà solo l’effetto dell’ultima «trovata» dell’assessore comunale alla Sicurezza, il leghista Stefano de Carli. Una iniziativa, la sua, unica in provincia e destinata certamente a fare scalpore. la polizia locale è incaricata di controllare i documenti dei viaggiatori a bordo dei pullman di linea che transitano in Valtrompia nel momento in cui attraversano il territorio comunale. BRESCIAOGGI
20 febbraio 2010: Ha scosso la coscienza della città il grande necrologio pubblicato sulla prima pagina della “Nuova Ferrara” dedicato a Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto per il freddo la mattina di San Valentino LA NUOVA FERRARA
23 febbraio 2010: Mi chiamo Joseph Oscar Yene, sono originario del Camerun e risiedo in Italia da 15 anni. Vorrei dire a tutti voi che io non ho mai sofferto a causa della mia condizione di migrante, come invece capita a tanti di noi. Forse perché sono capitato sempre nei luoghi giusti con le persone giuste e nei tempi giusti. Mi considero ben integrato nella società italiana e ho un buon lavoro come animatore a radio Conegliano. E allora perché sono tra i promotori di questo primo marzo senza di noi? TERRANEWS
23 febbraio 2010: «Ho letto che hanno proposto di fare un test a punti per il permesso di soggiorno: gli immigrati conoscono la Costituzione? Trenta punti… A me piacerebbe farlo alla Camera». Il presidente della Camera Gianfranco Fini incontra gli studenti nell’aula magna della Residenza universitaria internazionale IL MESSAGGERO
23 febbraio 2010: Revoca dei pazienti extracomunitari. La minaccia arriva dai medici di base, pediatri compresi, per protestare contro la decurtazione dei loro stipendi per aver curato immigrati con permesso di soggiorno scaduto o bambini che, senza i documenti in regola dei genitori, per la sanità diventano clandestini. IL GIORNALE
24 febbraio 2010: Basta ipocrisie sul tema dell’immigrazione clandestina e, di conseguenza, dei turpi affari che si fanno alle spalle di queste persone. A dirlo e’ il Capo della polizia, prefetto Antonio Manganelli, intervenuto stamane nel corso dei lavori finali del ”Progetto Across Sahara II” che si sono svolti presso il Polo Tuscolano della Polizia di Stato.Manganelli ha ricordato che il contrasto all’immigrazione clandestina ”passa certamente per il rispetto dei diritti umani ed il coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie ma - ha subito aggiunto - occorre mano dura nei confronti della clandestinita’ e durissima verso le organizzazioni criminali che la sfruttano”.
25 febbraio 2010: Nuovo commissario, vecchia politica - La nuova commissaria agli affari interni della Ue, Cecilia Malmstrom, punta su piu’ poteri e piu’ mezzi a Frontex, la fallimentare agenzia europea per il contrasto dell’immigrazione illegale, per procedere verso una politica ‘coerente’ a livello europeo e sottolinea la necessita’ che la lotta al fenomeno della clandestinita’ avvenga nel rispetto dei diritti umani. ADUC
25 febbraio 2010: [AUSTRALIA] Il governo australiano userà spie per bloccare l’arrivo di richiedenti asilo. Secondo le nuove leggi introdotte in parlamento, l’agenzia di intelligence nazionale Asio potrà fare uso di intercettazioni telefoniche e di satelliti per fermare le navi prima che tocchino le coste australiane. Inoltre, mettere in pericolo la vita dei clandestini imbarcandoli su mezzi poco sicuri diventerà reato punibile con 20 anni di prigione.ADUC
26 febbraio 2010: Non c’è soltanto Rosarno. Esiste un volto della schiavitù tutto milanese, tutto lombardo. Con tentacoli nell’agricoltura meccanizzata del Veneto, nella sanità in Piemonte, perfino dentro la grande industria. Operai messi a lavorare senza stipendio. Padri di famiglia minacciati e picchiati dal capo. Solo che al Nord gli sfruttatori non sono agricoltori in bilico tra la ‘ndrangheta e i prezzi bassi della grande distribuzione. L’ESPRESSO
26 febbraio 2010: Sì, l’Italia sta diventando più razzista grazie alle parole di alcuni e all’indifferenza degli altri. Per questo l’associazione Sos racisme, storica organizzazione che da 25 anni combatte in Francia contro la xenofobia e l’associazione gemella Sos razzismo italiana ha lanciato una campagna e una sottoscrizione di firme di personalità e comuni cittadini per tenere alta la guardia. L’ANTEFATTO
26 febbraio 2010: Il welfare dei diritti va concesso a ogni uomo, prima del suo ingresso nel mercato: dunque ne debbono godere anche i clandestini». In questo modo il vescovo ausiliare Armando Brambilla, delegato diocesano per la Pastorale sanitaria, ha avallato la decisione di molti medici di non denunciare gli immigrati clandestini, nonostante le recenti disposizioni legislative. ROMASETTE
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